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Intervista alla prof.ssa Terraciano e alla dott.ssa Carrino – 2/3

Questa settimana continuiamo il percorso di approfondimento sull'approccio multidisciplinare post-diagnosi, sulle terapie e le dinamiche della "squadra" che affianca Diego e la sua famiglia nell'affrontare una patologia encefalopatica complessa.

Siamo a Somma Vesuviana, alla casa di cura S. Maria del Pozzo: con noi ci sono la professoressa A. Maddalena Terraciano, neuropsichiatria dell’E.E., direttore tecnico CRD e la dottoressa Cristiana Carrino, psicologa-psicoterapeuta e responsabile Sistema Qualità – Psicologia Clinica.

Il tema della chiacchierata di oggi è quello dei cosiddetti “sibling”: fratelli e sorelle dei pazienti. La patologia altera naturalmente gli equilibri all’interno di una famiglia, nelle relazioni non solo con il bambino affetto da una patologia, ma anche tra genitori e tra i genitori e gli altri figli: spesso si verifica una disparità di trattamento che può causare situazioni di frustrazione o di stress nei fratelli. Un approccio multidisciplinare aiuta anche ad affrontare queste problematiche “collaterali”: le dinamiche familiari, con l’assistenza di un esperto, possono vedere una vera svolta!

La presenza di un fratello o una sorella, per un genitore come Paolo, è una risorsa importante: è un guardiano, un angelo custode, un tutore. Un aiuto in più. Una mano protesa verso una vita più autonoma per il paziente.

Nella terapia, non ci piace parlare di strada verso la “normalità”: ci piace parlare di autonomia. Il percorso di Diego, e di chi come lui è affetto da patologie croniche, va affrontato con il realismo di chi sa che il rischio di una tempesta non potrà mai essere azzerato completamente: non dipende da noi, per quanto buone possano essere le nostre intenzioni e alte le nostre aspettative. Il nostro obiettivo, nel nostro viaggio, è un altro: è la serenità di Diego. È il suo sentirsi parte di una squadra forte, unita, felice.

La riabilitazione, per molti genitori, è un percorso che serve a portare verso una cosiddetta "normalità" il proprio figlio. Nelle patologie croniche, il nostro obiettivo non può essere questo: dobbiamo impegnarci a dare al soggetto la maggiore autonomia possibile per inserirsi nella società nel modo più soddisfacente.

Prof.ssa Maddalena Terraciano